

La droga è da sempre stata conosciuta dai popoli che la utilizzavano per scopi medici o per ottenere stati psicofisici che permettessero loro di vivere cerimonie religiose particolari; ancora oggi alcune tribù primitive fanno ampio uso di sostanze stupefacenti come momento saliente dei loro riti.
Dalle sostanze naturali (cocaina, oppio, etc) si è arrivati a creare anche droghe di laboratorio, ben più dannose delle droghe naturali. Nei laboratori tedeschi della Merck, nel 1912, fu scoperto il principio attivo dell'ecstasy e il relativo brevetto di farmaco anoressizzante risultò depositato nel 1914. Durante la prima guerra mondiale la sostanza tornò utile per ridurre fame e stanchezza e contemporaneamente per potenziare la resistenza fisica nei soldati.
A cavallo degli anni 1930-1940, il chimico Albert Hoffman sintetizzò in laboratorio una sostanza e cominciò ad assumerne egli stesso piccole quantità, sperimentando per la prima volta che poteva esercitare i suoi effetti direttamente sul cervello e produrre sintomi mentali (allucinazioni visive e uditive, disordine del linguaggio ecc.) paragonabili a quelli osservabili in un paziente schizofrenico. Era stato inventato l'acido lisergico, più conosciuto come LSD. Tale scoperta non sarebbe divenuta di dominio pubblico, se un gruppo di professori e studenti dell'università di Harvard non avesse iniziato, intorno agli anni '60, a sperimentare ripetutamente la sostanza e a diffonderla nella loro cerchia di studenti, colleghi e amici.
Verso la fine degli anni sessanta si fa strada l'area ricreazionale, cioè il consumo di queste droghe per scopi socializzanti (almeno questo era l'intento) e senza controllo medico; a seguito del movimento di contestazione giovanile la diffusione fu rapida; i governi non tentarono di ostacolare questo traffico illecito in quanto intravidero il modo di tenere a bada gli animi garantendo ai giovani "uno strumento di liberazione della mente umana".
La grande commercializzazione di LSD ed ecstasy avviene a fronte della richiesta di droghe sempre più potenti da parte del popolo della notte: il basso costo, la facile assunzione e il traffico pressoché incontrollato hanno garantito a queste sostanze un ottimo mercato all'interno delle discoteche. Gli effetti sono molteplici e non tutti prevedibili: allucinazioni, facilita le relazioni con gli altri, provoca una sensazione di euforia, riduce le barriere emotive, dà una sensazione di maggiore sicurezza interiore, non fa sentire la stanchezza e la fatica. Anche fisicamente si avvertono delle variazioni: può provocare un notevole aumento della pressione del sangue e del battito cardiaco, causa secchezza della bocca e una tensione della mascella che porta al digrignamento dei denti. Se si esagera può causare capogiri, svenimenti, agitazione e attacchi di panico. Questi effetti collaterali possono comportare rischi anche seri: uno tra i maggiori è rappresentato dalla disidratazione: l'ecstasy provoca l'innalzamento della temperatura corporea e l'aumento della sudorazione: l'ambiente caldo della discoteca e il movimento fisico provocano una notevole perdita di liquidi che può causare il cosiddetto "colpo di calore", ipertermia maligna nel gergo medico. Il rischio di disidratazione aumenta
se l'ecstasy è assunta insieme all'alcool. L'ecstasy può anche causare svenimenti, disturbi alla vista, attacchi di panico.
Quando l'effetto svanisce c'è il down e ci si sente stanchi, depressi e irritabili. Se la dose è eccessiva può determinare stati di ansia, di agitazione psicomotoria e attacchi di panico. Se si cala troppo quindi ci si può sentire terribilmente agitati e nervosi. Sono stati segnalati casi di danni alla produzione di serotonina (una sostanza che interviene negli scambi di informazioni tra le cellule cerebrali e che regola le funzioni del sonno e dell'umore). Sembra abbastanza certo che gli effetti neurotossici, si chiamano così, abbiano più probabilità di manifestarsi con assunzioni continuative o eccessive. In pratica: se si usa sistematicamente ecstasy tutti i fine settimana, per lungo tempo o se si assume più di una pasticca in una sola volta, si rischia di andare incontro a seri problemi di carattere neurologico, che possono diventare permanenti: problemi con la memoria, perdita della capacità di concentrazione, alterazioni dell'umore e depressione, alterazioni del ritmo veglia-sonno. Il meccanismo che spinge un ragazzo ad assumere queste sostanze, pur conoscendo i rischi cui va incontro, è da rinvenire nel profondo senso di insoddisfazione, noia, paura che pervade l'animo dei giovani: riuscire ad essere più socievoli, più sicuri, meno timidi e più disinvolti è il motivo che li spinge al consumo questi "veleni". Un carattere vulnerabile, una situazione familiare difficile alle spalle, uno stato emotivo particolare rendono il ragazzo facilmente attaccabile: viene a crearsi un maledetto circolo vizioso di dipendenza che induce all'assunzione continuata di sostanze stupefacenti ogni qualvolta si presenti un problema. Oltre al danno fisico si incorre anche in un danno psicologico: cessa la voglia di lottare, l'intraprendenza tipica dell'età adolescenziale, il coraggio di affrontare i problemi e provare a risolverli; si ha l'illusione di poter creare un mondo parallelo fatto solo di piaceri e soddisfazioni, di ambizioni e certezze, senza problemi ed imprevisti; un mondo così non esiste: la realtà è ben diversa e va affrontata con decisione e fermezza.
Tucidide sosteneva che "I più coraggiosi sono quelli che hanno la visione più chiara di ciò che li aspetta, così della gioia come del pericolo, e tuttavia l'affrontano"; rifugiarsi in qualcosa di irreale e fittizio non significa affrontare i problemi e le difficoltà, ma solo cercare stupidamente una via di fuga per raggirare ostacoli che quotidianamente si presentano nella vita di ognuno di noi.
Le principali droghe in circolazione:
ECSTASY E METAMFETAMINE
Sintetizzata per la prima volta in Germania nel 1898, la Mdma (principio attivo dell'ecstasy) fu rapidamente esclusa dalle prescrizioni mediche per i suoi forti effetti collaterali. Negli Stati Uniti è stata messa la bando nel 1985 e inserita fra le droghe più pericolose per i danni al sistema nervoso e le crisi psicotiche che provoca. L'ecstasy è pericolosissima: anche una sola assunzione può provocare ipertermia (aumento della temperatura del corpo) maligna seguita da morte. Altri sintomi sono grave tachicardia, convulsioni e patologie epatiche. Tra gli effetti cronici, vanno messi in evidenza attacchi di panico che possono durare mesi, episodi psicotici acuti e psicosi croniche, oltre a depressione. Secondo gli studi più accreditati, svolti alla John Hopkins School di Baltimora (Usa), l'ecstasy produce danni cerebrali che possono divenire irreversibili.
CANNABIS (HASHISH E MARIJUANA)
Conosciuta dalla notte dei tempi, la cannabis è esplosa come droga di massa nel mondo occidentale intorno agli anni '60. Attualmente è la sostanza più diffusa tra gli adolescenti, che la fumano in sigarette arrotolate e speciali pipe (chilum), o la utilizzando per confezionare dolci e infusi. Tra gli effetti, secchezza alla gola, arrossamento degli occhi, tachicardia e aumento della pressione sanguigna. Questi sintomi precedono una fase di eccitazione sensitiva e motoria che varia a seconda dell'atteggiamento del consumatore e delle condizioni ambientali. La cannabis può produrre ebbrezza, espansività, allucinazioni, ma anche perdita di memoria, senso di paura, difficoltà di controllo, alterazioni della percezione. Studi recenti hanno dimostrato che induce dipendenza psicologica e fisica. Certamente, rappresenta una porta d'ingresso per l'uso di altre droghe.
EROINA E METADONE
Il consumo di eroina è esploso nel nostro paese alla fine degli anni 70. Come e più di altri narcotici (oppio, morfina), questa sostanza induce subito una forte dipendenza fisica, che costringe l'assuntore a continue somministrazioni per evitare crisi di astinenza sempre più severe. L'eroina può essere inalata, fumata o iniettata. Produce un senso di benessere e di euforia cancellando ogni traccia di malessere fisico e morale. I rischi sono legati all'overdose, provocata da depressione respiratoria, e alle numerose patologie che si sviluppano con il suo uso, comprese le malattie di carattere infettivo. Fra le sostanze il cui effetto è simile all'eroina, bisogna citare il metadone, un farmaco sostitutivo che viene utilizzato nei trattamenti farmacologici della tossicodipendenza. Se utilizzata in dosi massicce e per lunghi periodi, come oggi accade, questa sostanza produce gli stessi danni dell'eroina e una dipendenza maggiore.
COCAINA
La cocaina, considerata erroneamente "la droga dei ricchi", è in costante espansione nel mondo giovanile. I dati ONU parlano di 14 milioni di consumatori sul pianeta. Essa viene inalata, fumata o iniettata e crea un'immediata sensazione di euforia, energia e lucidità. Sotto il suo effetto si sopravvalutano le proprie capacità, non si controllano le reazioni emotive, arrivando spesso a gesti di violenza ed a comportamenti pericolosi per sé e per gli altri. Il suo uso si accompagna a deliri persecutori, in alcuni casi a vere e proprie psicosi, seguiti da forti stati di depressione e ansia. Il nostro fisico si assuefà alla cocaina con estrema velocità, creando la necessità di assunzioni sempre più frequenti e con dosaggi sempre maggiori. E' quindi in grado di creare in poco tempo un forte stato di dipendenza fisica e psichica.
ALLUCINOGENI
Gli allucinogeni sono sostanze stupefacenti di origine naturale, mescalina, peyote, psilocibina, o semi sintetica, l'Lsd. La loro diffusione fra i giovani si sviluppa a partire dagli anni '60 in Europa e negli Stati Uniti. Il loro consumo, notevolmente diminuito nei due decenni successivi, è tornato ad aumentare in modo preoccupante dai primi anni '90. Gli allucinogeni cambiano la percezione sensoriale di chi li assume. Sotto il loro effetto è difficile capire ciò che è reale perché distorcono le capacità di percezione spazio-temporale. Queste droghe aumentano i battiti cardiaci, creano vertigini, nausea, stati di ansia, panico e deliri di persecuzione. Possono portare a danni psichici permanenti, anche a bassi dosaggi e già dalla prima assunzione. In Internet, decine di siti ne propagandano l'utilizzo e indicano come coltivarle e usarle.
COCKTAIL DI DROGHE
Uno degli aspetti più gravi che riguarda l'uso di droghe, è l'utilizzo combinato di più stupefacenti, accompagnati dall'assunzione di alcool e psicofarmaci. Questi mix creano reazioni impreviste e incontrollabili. Ampliano gli effetti attivi di ogni singola sostanza e aumentano esponenzialmente i rischi a cui si sottopone la persona. Abbassano la lucidità, diminuiscono le capacità percettive, riducono la coscienza dei propri comportamenti. Espongono, con l'imprevedibile interazione e con il cumulo dei loro effetti, ad un forte rischio d'overdose. L'assunzione di questi cocktail è frequentemente legata alle situazioni ricreative e di socializzazione giovanile come discoteche e rave party. Queste sostanze non vengono, infatti, spesso percepite come droghe, così come non vengono considerati e rischio i comportamenti che creano.
Pubblichiamo di seguito un interessante intervento pubblicato da Azione Giovani Como all'epoca della presentazione del Disegno di Legge della "Fini-Giovanardi" (la legge contro la droga), che analizza il testo in modo molto esauriente:
Di cosa tratta.
Il Disegno di Legge Fini affronta le problematiche legate alla droga e alle tossicodipendenze, e cerca di farlo senso pregiudizi ideologici. Si tratta di una via alternativa sia al proibizionismo che all'antiproibizionismo. Il governo, infatti, esprime un giudizio chiaramente negativo sulla droga e il suo semplice uso, ma vuole anche investire sulla prevenzione della tossicodipendenza e sul recupero di chi ne è rimasto vittima.
Perché questo Disegno di Legge.
Nasce dall'esigenza di riformare l'attuale legislazione, che si è dimostrata carente soprattutto per due ragioni:
• sanzioni incerte riguardo all'uso, alla detenzione e allo spaccio di droghe;
• difficoltà di recupero effettivo per i tossicodipendenti, spesso costretti a tornare in carcere dopo aver completato il proprio percorso di recupero.
Droghe leggere e droghe pesanti.
Cade ogni distinzione fra droghe leggere e droghe pesanti. Sostanze come hashish e marijuana non sono in nessun modo “leggere”. Il loro uso può portare a quello di altre droghe, ma può anche causare forme di depressione, ansietà e schizofrenia, o ridurre la capacità di memoria di una persona.
E' quanto attesta un recente documento del Consiglio Superiore di Sanità.
Il significato delle nuove sanzioni.
Le nuove sanzioni vogliono coniugare prevenzione, repressione e recupero.
Lo Stato giudica negativamente il semplice uso di droghe, anche se da questo non derivano direttamente conseguenze penali. Drogarsi non rappresenta un atto di libertà, ma il rifiuto delle proprie responsabilità di cittadino. Per questo lo Stato ha il dovere di intervenire.
Il disegno di legge reintroduce la punizione della detenzione di droga e fissa la linea di confine tra la detenzione che costituisce illecito penale. Il confine viene stabilito da una tabella in modo oggettivo per ogni sostanza stupefacente.
Nuove sanzioni amministrative.
• Sospensione della patente di guida, del porto d'armi, del passaporto, del permesso di soggiorno per motivi turistici;
• fermo del ciclomotore in uso.
In caso di recidiva o in presenza di altri fattori di pericolosità, vengono applicate sanzioni più dure:
• obbligo periodi di firma;
• divieto di condurre veicoli a motore;
• divieto di allontanarsi dal comune di residenza.
Nuove sanzioni penali.
Le sanzioni penali seguono criteri di gradualità. Per fatti di lievi entità è prevista una pena da uno a sei anni di reclusione. Chi commette tali fatti, non vuole affrontare un percorso di recupero, può usufruire di una nuova possibilità: invece di andare in carcere, può svolgere un lavoro di pubblica utilità per l'intera durata della pena detentiva. In questo modo il soggetto che non si sentiva pronto per il recupero, potrà affrontarlo ugualmente attraverso il lavoro.
Il recupero come alternativa al carcere.
Il recupero viene favorito dal momento in cui viene disposta la custodia tutelare in carcere. Questa può essere evitata con gli arresti domiciliari e iniziando un programma terapeutico. Ciò per evitare vere e proprie ingiustizie accadute in passato. E' il caso di molte persone in attesa di giudizio che, una volta completato il programma di recupero, hanno maturato condanne superiore ai 4 anni e sono state mandate in carcere.
Oltre il recupero, una parte significativa del Disegno di Legge riguarda l'attività di prevenzione, in cui sono coinvolte diverse istituzioni, prima fra tutte la scuola.
Il ruolo delle comunità.
Se la dimensione del recupero assume grande importanza nel Disegno di Legge, di conseguenza anche il ruolo delle comunità diventa più significativo. Una comunità non può essere vista come una clinica privata. Il programma di recupero di un tossicodipendente non può limitarsi alla somministrazione di farmaci e ad interventi medici. E' qualcosa di più ampio e complesso, che coinvolge tutta la sfera esistenziale di una persona. Per questo alle comunità è riconosciuta, per la prima volta, la possibilità di certificare la dipendenza da droga e di predisporre il piano terapeutico.
Il Disegno di Legge Fini è stato pensato per la salvaguardia di tutti i cittadini, perché la droga, direttamente o indirettamente, può danneggiare la salute e la personalità di chiunque. Per questo, se la droga non fa distinzioni tra le persone, noi non vogliamo fare distinzioni con la droga.

Per la giornata mondiale contro la droga gli avevamo regalato uno spinello gigante di cartone, simbolo di un anno di politica sulla tossicodipendenza dello schizofrenico Governo Prodi, che prima propone la depenalizzazione e l’istituzione delle stanze del buco, ma poi invoca l’intervento dei Nas nelle scuole superiori, con tanto di segugi al guinzaglio e metal detector ai cancelli.
La farsa è giunta ad un nuovo disarmante epilogo, e neanche a dirlo, il protagonista dello show è stato ancora una volta il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero, impegnato a versare pubbliche lacrime di coccodrillo, per la presentazione del rapporto annuale sulle tossicodipendenze.
Probabilmente Ferrero, che rivendica l’opposizione alla legge Fini definita inadeguata e non risolutoria con sprezzante orgoglio, ha dimenticato quale era il partito che in campagna elettorale distribuiva cartine e filtri per spinelli di fronte alle università come gadget elettorale, con la falce ed il martello impressi sulle confezioni e con la promessa (somigliante più ad una minaccia) che una volta al Governo sarebbe stata proprio la droga la risposta da dare ai giovani “in trepida attesa”.
Ma quelli erano tempi ben lontani da oggi, che vedono un piangente ed inconsolabile ministro della solidarietà sociale. La memoria è corta e qualcuno avrà il dovere di ricordare agli italiani chi furono i fautori della proposta che voleva innalzare le soglie di detenzione di cannabis, sostenendo che 20 spinelli fossero insufficienti per l’uso personale. Qualcuno saprà da dove proviene quella cultura che partendo dal possibile utilizzo farmacologico della marijuana è arrivata a far intendere che alcune droghe sarebbero addirittura “curative”…
Perché quello che il ministro Ferrero non ha detto, o non ha avuto il coraggio di dire, è che il vero dramma emerso dal rapporto relativo al 2006 illustrato a Palazzo Chigi, è che la droga non viene percepita dai giovani di oggi come un pericolo ma come un diritto. Un vero e proprio status, un ‘must’ necessario per essere al passo con i tempi e non restare indietro.
Nessuno si offenderà se Azione Giovani afferma con decisione che la responsabilità di un simile atteggiamento va rintracciata nei messaggi forvianti lanciati anche da una certa politica italiana.
Sconfiggere la tossicodipendenza è possibile percorrendo la strada del rigore, della prevenzione e del recupero. La droga si combatte anche offrendo un’alternativa alla noia, al disimpegno, alla mancanza di spazi di aggregazione per i giovani. Per questo continueremo a difendere la legge Fini che applica semplici sanzioni amministrative per chi fa uso di sostanze stupefacenti, mira al recupero dei tossicodipendenti e punisce invece lo spaccio con dura fermezza. Chi non comprende questo, chi vorrebbe la reintroduzione della discrezionalità del giudice in sede processuali, preferendola a leggi concrete stilate su basi scientifiche, chi spera di delegittimare le comunità terapeutiche, unica tangibile prova che la droga si può distruggere sul serio, continua ad affrontare il problema da un punto di vista puramente ideologico e, per quanto voglia far crede il contrario, dimostra di non essere interessato a risolverlo.